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Rendicontazione sociale

Roma, (askanews) - Con Claudio Gagliardi, segretario generale di UnionCamere, parliamo di responsabilità sociale delle imprese; una recente direttiva europea chiederà alle imprese oltre i 500 dipendenti di fare il bilancio sociale accanto al bilancio finanziario. In Italia si è già messo mano allo strumento legislativo che dovrà recepire la direttiva, ma le imprese oltre i 500 dipendenti sono relativamente poche nel nostro paese e il tema può essere invece strumento di sviluppo anche per le medio-piccole.
"Io credo che sarà un'occasione importante per il sistema imprenditoriale italiano" dice Gagliardi, "perché rendicontare la propria responsabilità rispetto al territorio e alla comunità significa far capire l'attenzione che si ha per l'ambiente, per il fattore lavoro, per il benessere della comunità. Le imprese italiane sono naturalmente predisposte, più di altri sistemi produttivi, a competere sulla qualità e sulla coesione sociale; quindi è un'opportunità importante anche per competere meglio nel mondo".
Ma dato che l'Italia è un paese di piccole e medie imprese, come si possono avvicinare anche le PMI alla cultura della sostenibilità? "I nostri distretti produttivi, le piccole imprese e le filiere dell'artigianato sono naturalmente vocate alla responsabilità sociale per il rapporto che hanno con i loro lavoratori" dice Gagliardi, "e anche per loro è una chance che va colta anche se non sono obbligati al bilancio sociale. Io credo che la legislazione italiana che recepirà questa direttiva dovrà tenere conto della possibilità - non dell'obbligo ma della possibilità, anche per le PMI, di utilizzare questo strumento come un fattore competitivo".
E Unioncamere, che il prossimo lunedì 26 gennaio ospiterà a Roma un convegno sul tema organizzato insieme alla Biblioteca del Bilancio Sociale (Bbs), che ruolo intende svolgere in questo processo? "Le camere di commercio già hanno in molti casi sul territorio degli sportelli che aiutano le imprese a realizzare bilanci sociali e a far emergere le buone prassi" dice Gagliardi. "Estenderemo questa attività e la renderemo sistematica. Le dò un dato significativo: le nostre indagini ci dicono che le imprese che fanno attenzione a spiegare il loro interesse per l'ambiente, per i lavoratori, per la gestione etica della propria impresa, il contrasto all'illegalità e alla contraffazione, bene, queste imprese che noi chiamiamo 'imprese coesive' rappresentano il 42% delle imprese italiane. E scopriamo che queste imprese riescono a far meglio sul mercato, ad aumentare il loro fatturato più delle imprese non coesive, ad assumere di più e ad esportare di più. Noi sensibilizzeremo le imprese, dunque, perché usino anche questo strumento per competere".

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